26 Marzo 2019
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"La notte di San Lorenzo" di Alessio Guardini

16-11-2013 16:30 - Associazione Culturale Kampino
di Alessio Guardini

Desidero ringraziare tutte le persone che in questi giorni mi hanno sommerso di complimenti per l´importante riconoscimento ottenuto al San Miniato Writing Contest, concorso letterario indetto dalla Pro Loco di San Miniato e patrocinato dal Comune.
Con grande soddisfazione, pubblico di seguito il testo della mia poesia "La notte di San Lorenzo" che si è classificata al primo posto.
La giuria, presieduta da Daniela Bianconi e composta da Massimo Gabbrielli, Manola Fabrizzi, Roberta Battaglini, Maria Grazia Napoli e Mario Rossi Locci, ha espresso la seguente motivazione:

Nello stile alto degli endecasillabi in terzine, il poeta fa un´immersione fantastica nel passato e, complici le stelle cadenti d´agosto, trasporta il lettore nell´atmosfera poetica e struggente de "La notte di San Lorenzo" dei fratelli Taviani, frammischiando sapientemente endecasillabi danteschi ad antiche e suggestive filastrocche toscane: ne scaturisce così una toccante ed evocativa fusione fra la tragedia dell´ultima guerra, che tanto pesantemente ha segnato il recente passato di San Miniato e la difficile attualità. Gli stati d´animo confusi e spaventati di allora molto somigliano alle paure ed alle inquietudini di oggi. Ciò che pareva scomparso è strappato alla sua temporalità e si fonde e confonde con l´oggi in un eterno fluido presente... Magia della poesia.

La notte di San Lorenzo

"Mardocchio e mardocchiati, San Giobbe aveva i bachi,
medicina medicina, un po´ di cacca di gallina,
un po´ di cane un po´ di gatto, domattina è tutto fatto,
singhiozzo singhiozzo, albero mozzo, vite tagliata, vattene a casa,
pioggia pioggia corri corri, fammi andare via i porri!".


Cadenti stelle osservo sulla Rocca
assorto, e mi rammento i desideri
appesi ad una vecchia filastrocca.

All´improvviso torno co´ pensieri
al millenovecentottantadue,
stanno girando un film di fatti veri...

Com´un attore fra le scene sue
vagando, incontro un vecchio che mi chiede:
"Per quale brama ardisti fin quaggiue?"

Rispondo: "E che ne so!" Così mi vede
sgomento, che rimugino e domando
in questa storia com´ho messo piede.

Costui, di sotto a´ baffi biascicando,
co´ la pezzola, l´ampia fronte asciuga,
nel gesto, par che voglia dare l´ando

a´ dubbi che trasudo ´n ogni ruga.
Il nome poi mi svela, il personaggio,
Egli è Galvano, contadino ´n fuga.

Ha seminato tutto il suo coraggio,
nel loco ch´è chiamato San Martino...
per affrontare il periglioso viaggio

dal buio scantinato cittadino,
con genti a passo spinto di paura
ché, dicon, l´alleato è qui vicino.

Nella campagna morsa dall´arsura,
a´ profughi vorrei accodarmi, adesso,
nel lento andar lontano dalle mura,

ma resto, ancora attonito e perplesso
per quel vagare stracco e disperato,
che par, del tempo mio, quasi lo stesso.

Persuasi che il terreno sia minato
da chi amministra ´l popolo e la Lira,
al largo d´un governo sfiduciato

da sempre, con sospetto, ci s´aggira,
mentre da fuori, il prossimo padrone
bombarda senza prendere la mira;

e in tutta quest´assurda confusione,
sul muro della storia del potere,
un´altra lapide, al dolor, si pone.

M´attardo a rivoltar vane chimere,
intanto che il drappello è già lontano,
braccato da chi porta vesti nere.

Laggiù si ferma, il gruppo di Galvano,
nel campo e, come quando c´è la conta,
in fretta si rimpiatta giù nel grano.

Matura, tra le messi, rabbia pronta
da mietere coi colpi d´archibugi
sparati dalla gente che s´affronta

a muso duro, fuori dai rifugi;
lontani amici a´ giorni meno tristi:
Nicola, Dilvo, Giglioli, Marmugi...

Chi sono i partigiani? E chi i fascisti?
Questi son solo compaesani illusi
che fingon di non essersi mai visti,

ma quando riapriranno gli occhi chiusi,
dell´astio che nel cuore s´appassisce,
l´aspro sapor li lascerà delusi.

"O sparagli un lo vedi ´ome patisce?"
L´ultimo colpo udito dalla bocca
e il sogno d´esser io, nel film, finisce.

Si spengono le luci sulla Rocca,
cadon le stelle, cadono le torri,
dimentico la vecchia filastrocca

sì come pioggia fa svanire i porri.



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